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Prefazione: Le lacrime di un ingegnere

«Una vita senza esame non è degna di essere vissuta.»

— Socrate, in Platone, Apologia di Socrate, 38a

18 novembre 2023, Boca Chica, Texas. Era una spiaggia come tante: molto vento, una grande distesa vuota e, in lontananza, una torre di lancio solitaria. Sulla rampa accanto alla torre si ergeva Starship, circa cinquemila tonnellate di peso.

La prima volta che mi trovai ai suoi piedi, pensai una cosa molto semplice: era assurdamente grande. Doveva vincere la gravità in mezzo alle fiamme. Finito il conto alla rovescia, la terra cominciò a tremare violentemente. Nel boato, quella colonna d’acciaio alta quaranta piani si staccò dalla torre e si aprì la strada nel cielo, trascinandosi dietro una scia di fuoco. In quell’istante non riuscii più a trattenermi.

Non mi era mai successo di avere gli occhi pieni di lacrime davanti a un impianto industriale. Attraverso quel velo intuivo qualcosa: a sollevare il razzo non erano soltanto il combustibile e gli algoritmi. Alle sue spalle c’era anche una radice a cui, allora, non sapevo dare un nome.

Più tardi, durante l’accensione dei motori per la manovra di ritorno, lo stadio propulsore si disintegrò; pochi minuti dopo, anche il sistema automatico di terminazione del volo della navicella mise fine alla missione. Non fu una vittoria perfetta. Fu una macchina ancora incompiuta a scrivere nel cielo, insieme, il progresso e il fallimento.

In fondo, non piansi perché si era alzata da terra. Piansi perché qualcuno era disposto ad affidare una missione così grande, ancora e ancora, al giudizio inflessibile della realtà.

Uno slogan può avere sempre ragione.

Un razzo no.

Se la spinta non basta, non volerà un metro in più solo perché la sua missione è nobile. Se un parametro è sbagliato, l’intero sistema deve tornare ai dati, ai disegni, ai materiali e ai processi. Un fallimento si può spiegare, ma nessuna spiegazione può trasformarlo in un lavoro compiuto.

Conosco bene questo giudizio. Sono un ingegnere e un costruttore. Nel mondo dell’acciaio e del cemento, i sentimenti non sostituiscono il collaudo. Una trave non regge una tonnellata in più perché l’ingegnere è sincero. L’acqua deve scorrere, le luci devono accendersi, gli ascensori devono funzionare e le chiavi devono arrivare nelle mani di chi abiterà le case.

Nell’edilizia, la scadenza più vincolante è quella della consegna. Non rispettarla significa venir meno a un impegno. Ho lavorato come responsabile di progetto; poi ho fondato un’impresa e guidato una squadra. In questo settore, la fiducia si costruisce su una storia di impegni rispettati. Solo consegnando nei tempi e con la qualità promessa si ottengono nuovi progetti. Arrivare a consegnare quasi diecimila abitazioni in un anno non è un salto di scala improvviso: è il risultato di promesse mantenute a lungo.

Nel 2021 esplose la crisi di Evergrande. A quel punto Evergrande era già una società immobiliare di dimensioni enormi. Portai a termine i lavori di mia competenza e la aiutai a mantenere la promessa di consegnare le case agli acquirenti; ma la società non rispettò gli obblighi di pagamento nei miei confronti. Nella stessa catena di collaborazione, la consegna era stata compiuta e il pagamento si era interrotto.

Mantenere la parola data può davvero costruire affidabilità e ampliare la collaborazione. Le perdite successive non cancellano la fiducia accumulata in precedenza.

Ma il fatto che una persona rispetti i propri impegni non garantisce che tutti gli altri partecipanti alla collaborazione rispettino i propri. Hai dimostrato che ci si può affidare a te; quando però consegni il lavoro finito, che cosa garantisce che conti anche la promessa dell’altro?

Avevo usato la mia fiducia nell’intera economia come garanzia della capacità di pagamento di una singola impresa. Quando arrivarono le perdite, toccò a me rispondere: se altri avevano mancato alla loro parola, valeva ancora la mia? Chiesi tempo ai creditori e continuai ad adempiere ai miei impegni. Si può esigere ciò che è dovuto senza che nessuno cessi di essere trattato come una persona.

Boca Chica mi mostrò che il fallimento può essere pubblico e che una correzione può essere verificata. Evergrande mi mostrò che un anello può adempiere fino in fondo ai propri obblighi e che, malgrado questo, l’intera catena può spezzarsi.

Il mio «sì», da solo, non bastava a reggerla tutta.

Avevo controllato innumerevoli programmi di consegna, esaminato moltissimi fornitori di materiali e subappaltatori di manodopera. Eppure abitavo dentro idee di cui non avevo mai verificato i calcoli.

Leggendo I vestiti nuovi dell’imperatore, mi ero sempre assegnato, con grande naturalezza, la parte del bambino che dice la verità. Immagino che ben pochi, alla fine della storia, si chiedano se somiglino piuttosto all’imperatore. Solo dopo quel duro colpo fui costretto ad ammetterlo: anch’io ero quell’imperatore.

Socrate diceva: «Una vita senza esame non è degna di essere vissuta». Il giudizio di una persona non è sospeso nel vuoto. Il nostro modo di intendere la realtà, il potere, la dignità della persona e le promesse proviene spesso da una civiltà in cui abitiamo da tempo, ma che raramente sottoponiamo a verifica.

Se la vita dev’essere esaminata, che dire della civiltà?

Le leggi della fisica giudicano un razzo sul momento. Il collaudo di una civiltà arriva spesso in ritardo. Starship mi costrinse a riportare la stessa esigenza nel mondo in cui vivevo: i principi che riguardano la persona, il potere e la parola data reggono davvero alla prova della realtà?

Il progetto di una civiltà che rifiuta il collaudo della realtà, per quanto sia bello sulla carta, rimane un foglio senza valore.

Titus Howe

California, 10 settembre 2026