DENTRO IL LIBRO

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Postfazione: Dopo due proiettili

Se sei arrivato fin qui, grazie per avermi accompagnato in questo lungo viaggio alla ricerca delle radici della civiltà.

Questo è un libro scritto per i vivi, dopo gli spari e i funerali. Prima che tu lo chiuda, voglio raccontarti dove si è aperto il cantiere.

Il primo sparo

Il 13 luglio 2024, durante un comizio elettorale a Butler, in Pennsylvania, risuonarono degli spari. Donald Trump, candidato alla presidenza, rimase ferito; Corey Comperatore, uno spettatore, fu ucciso e altri due spettatori vennero feriti da colpi d’arma da fuoco.1

Un uomo era andato ad ascoltare un discorso e non tornò più a casa.

Guardando quella scena, mi sembrò di sentire un rumore anomalo provenire dal profondo di una struttura immensa.

Una società democratica permette discussioni accese. Si può essere contrari alle politiche di un candidato, detestare il suo linguaggio, criticarne il carattere e usare il voto per impedirgli di essere eletto.

Nessuno, per questo, acquista il diritto di chiudere la discussione con un proiettile.

Il senso della scheda elettorale è permettere alla carta di sostituire i proiettili. Il senso del dibattito è permetterci di dissentire senza doverci eliminare a vicenda.

In quel momento compresi per la prima volta che dovevo scrivere un libro. Volevo chiedermi perché un paese che aveva iscritto la libertà di parola e lo Stato di diritto nelle proprie istituzioni fondamentali continuasse a sentire spari del genere. Che cosa permette alle strutture che sostengono una società libera di durare?

Ma non aprii subito il cantiere.

Ero abituato a leggere disegni costruttivi, a calcolare carichi, a lavorare con il cemento, l’acciaio e il terreno. Continuavo a ripetermi che si sarebbe fatto avanti qualcuno più colto e più capace di dare forza alle parole. La civiltà era un tema così vasto: non aveva bisogno di un altro discorso da parte di un costruttore.

Avevo affidato la responsabilità a una persona immaginaria, «più adatta», senza chiedermi quando sarebbe arrivata. E se anche lei stesse aspettando?

Così rimasi in silenzio ancora per più di un anno.

Il secondo sparo

Il 10 settembre 2025, Charlie Kirk fu ucciso da un colpo d’arma da fuoco durante un evento alla Utah Valley University. Aveva soltanto trentun anni.2

Ancora una volta, un proiettile aveva interrotto la risposta di una persona che stava parlando.

Non voglio considerare una morte simile un dolore che riguardi soltanto chi condivideva le sue idee.

Dovevo prendere sul serio quelle parole che avevo pronunciato: «Devo scrivere». Fra desiderare di scrivere un libro e metterlo nelle mani di un lettore c’era un tempo che soltanto io potevo dedicargli.

Questa volta cominciai.

L’ultima sedia

La domanda che mi ponevo riguardava anche la mia vita.

Nel 2021 esplose la crisi di Evergrande. Portai a termine i lavori di mia competenza e aiutai la società a rispettare la promessa di consegnare le case agli acquirenti. La società, invece, non rispettò gli obblighi di pagamento nei miei confronti.

Il lavoro era stato consegnato. Il denaro non era arrivato.

Se qualcuno viene meno a una promessa fatta a me, ottengo forse il privilegio di venir meno alle mie promesse verso gli altri?

Anche il mio nome era scritto su altri impegni. Quando arrivarono le perdite, chiesi tempo ai creditori e continuai ad adempiere ai miei obblighi. Anche loro avevano il diritto di domandarmi: avevi dato la tua parola; che cosa intendi fare?

Essere una vittima non mi dava il diritto di decidere da solo che la loro attesa non fosse più un costo. Le mie difficoltà dovevano essere spiegate con sincerità; anche le vite che gli altri avevano organizzato contando sulle mie promesse dovevano essere prese sul serio.

Credo che mantenere la parola data costruisca fiducia. Ma gli impegni rispettati da una sola persona non garantiscono un’intera catena di collaborazione. Chiedere conto delle responsabilità e ottenere rimedi richiede comunque istituzioni concretamente accessibili.

Il Dio che venero non vede soltanto come gli altri trattano me. Vede anche come io tratto gli altri. Non posso invocare la Sua fedeltà per esigere qualcosa da loro, per poi metterla temporaneamente da parte quando tocca a me.

Se esigo che gli altri mantengano la parola data, ma uso il torto che ho subito come motivo per essere esonerato dai miei doveri, continuo a riservarmi nel cuore la sedia di un re.

È questa l’ultima sedia: l’eccezione che tengo per me. Anche quella dev’essere lasciata vuota. Ho il diritto di reclamare ciò che gli altri mi devono; loro hanno lo stesso diritto di chiedermi conto di ciò che devo a loro.

Scrivere queste parole non adempie agli impegni che rimangono aperti nella mia vita. Quelle responsabilità devono ancora essere assolte, una per una, secondo i rispettivi accordi.

Questo libro è nato dagli spari. Non può essere ultimato nell’odio.

I principi primi misurano anche queste pagine

Il metodo del capitolo 15 è tornato anche sulla mia scrivania.

Le istituzioni, la fiducia e la prosperità sono i risultati di cui questo libro cerca le origini. Metterli in mostra non spiega ancora come siano cresciuti.

Ragionare a partire dai principi primi mi impone di chiedere su che cosa mi baso, di dichiarare il punto di partenza e di controllare il ragionamento. Risalgo fino alla domanda su che cosa fondi la condizione stessa di persona. Pongo all’inizio il postulato del Creatore e da lì procedo: come può una persona autonoma entrare liberamente in un patto, rispettarlo quando comporta un costo e costruire fiducia con persone che non ha mai incontrato?

Il punto di partenza deve essere chiaro, i passaggi logici devono tenere e il materiale storico deve reggere alle domande. L’entusiasmo dell’autore non può saltare il percorso che conduce dalle radici ai rami.

Il metodo in cinque passi applica queste esigenze alla pila di fogli sulla mia scrivania.

Primo passo: mettere in discussione i requisiti.

Prima di tutto, chiedersi a quale domanda il libro debba rispondere e perché ciascun capitolo debba esistere. Il fatto che io abbia studiato un episodio storico o ami una storia non mi autorizza a trascinare il lettore in una deviazione. Anche i requisiti stabiliti da me devono poter essere messi in discussione.

Secondo passo: eliminare ciò che non serve.

Il tempo impiegato a scrivere, la quantità di ricerche e perfino la bellezza di un brano non decidono se debba restare. Bisogna saper togliere le spiegazioni ripetute, il materiale estraneo e le frasi che servono soltanto a far sembrare che l’autore abbia ragione. Se dopo un taglio manca un passaggio necessario, lo si rimette. Anche il tempo che i lettori mi affidano merita rispetto.

Terzo passo: semplificare e ottimizzare.

Solo ciò che rimane merita di essere ulteriormente lavorato. Devo rendere chiaro il percorso dalle premesse alle conclusioni, perché il lettore possa seguirlo e vedere anche dove potrei aver sbagliato. Una metafora oscura va riscritta; un passaggio logico omesso va completato. Semplificare deve ridurre gli ostacoli alla lettura, non eliminare il ragionamento.

Quarto passo: accelerare il ciclo.

Se una citazione è dubbia, torno all’originale. Se il materiale non corrisponde al giudizio, riesamino il giudizio. Controlli e correzioni devono arrivare presto: non posso aspettare che tutto il libro sia impaginato alla perfezione prima di affrontare un problema in un punto portante. Correggere un errore prima significa percorrere meno strada nella direzione sbagliata.

Quinto passo: automatizzare.

Solo a questo punto affido agli strumenti i lavori ripetitivi già definiti, come l’indice, la numerazione delle note, le pagine e i rimandi. Resta a me rispondere se una citazione rispetti il senso originale, se il materiale sostenga il giudizio e se una conclusione vada oltre le sue basi.

L’ordine non può essere rovesciato. Anche scrivendo si può commettere questo errore: continuare a rifinire un passaggio e accorgersi soltanto alla fine che non avrebbe dovuto restare. Se non mi chiedo prima se sia necessario, la velocità e l’automazione mi permetteranno soltanto di arrivare più in fretta a una versione da rifare.

I principi primi attraversano tutti e cinque i passi. Ogni verifica, ogni taglio e ogni riscrittura possono obbligarmi a riesaminare il giudizio iniziale. Il pensiero entra nell’azione, l’azione corregge il pensiero e il modo di scrivere cambia alla luce delle verifiche.

È questa l’unità di pensiero e azione che ho cercato di praticare scrivendo il libro. I principi primi e il metodo in cinque passi sono il mio modo di pensare e di eseguire il lavoro. La prova dei sessanta secondi, costruita su «Non sono d’accordo» e «Ho dato la mia parola», è invece il criterio che questo libro propone per collaudare una civiltà. Le leggi della fisica non cambiano a seconda di chi costruisca il razzo. Neppure questo metro può cambiare a seconda della persona o del paese che ha davanti. Misura anche me e questo libro.

Una volta che il libro è uscito dalle mie mani, il lettore conserva il diritto di domandare: su che cosa ti basi? Questo passaggio regge logicamente?

Questo libro è una promessa che ho mantenuto. Le pagine che hai in mano sono il lavoro che ho consegnato. Le mie buone intenzioni non possono rispondere al posto loro.

Qui finiscono le pagine.

Ti prego: non lasciare che l’ultima parola sia di un proiettile.

Titus Howe a Starbase, novembre 2023

Titus Howe a Starbase, novembre 2023

Note e fonti

1. Federal Bureau of Investigation, “Update on the FBI Investigation of the Attempted Assassination of Former President Donald Trump”, 14 luglio 2024, dichiarazione originale delle 22:00 EDT, con aggiornamento del 15 luglio; Pennsylvania State Police, “Pennsylvania State Police Identify Victims Shot During Attempted Assassination of Former President Trump”, 14 luglio 2024, che identifica Corey Comperatore, ucciso, e i due spettatori feriti.

2. Federal Bureau of Investigation, “Utah Valley Shooting Updates”, aggiornamenti di settembre 2025; Nicholas Riccardi e Ali Swenson, “Charlie Kirk, Who Helped Build Support for Trump Among Young People, Dies After Campus Shooting”, Associated Press, 10 settembre 2025, primi due paragrafi.